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Personaggio della Tuscia 2024

Custodire la cultura è un’arte che richiede passione e uno sguardo aperto sul futuro. Antonio Tempesta, Presidente della Sagra delle Castagne di Soriano nel Cimino e dell’Associazione Rievocazioni Storiche del Lazio incarna questa missione, trasformando un evento storico in un ponte tra le generazioni. In questa intervista il nostro ospite riflette sulle sfide e sulle responsabilità di fare cultura oggi. Parla di un concetto di cultura che si fa promotore e guida, capace di avvicinare generazioni diverse e di diventare motore di cambiamento. Per lui la cultura non è un privilegio esclusivo o un’etichetta accademica: è partecipazione, esperienza, e soprattutto una risorsa vitale per il futuro delle comunità. Dalle sue parole emerge una visione che valorizza il passato ma si proietta nel futuro, in un dialogo aperto e accessibile.

 

Cosa significa essere un uomo di cultura?

Definirsi un uomo di cultura nel 2024 non è esercizio semplice, soprattutto perché si rischia di essere percepito secondo modelli ormai passati, in cui il concetto di cultura era legato soprattutto all’aspetto della mera conoscenza, richiamando in modo semplicistico quello di studioso, di erudito, di esperto. Oggi credo sia fondamentale associare alle parole conoscenza, studio, nozione, anche quelle di sensibilizzazione, divulgazione, promozione, esperienza, cioè un concetto di “cultura a tutto tondo” capace di uscire dal suo mondo, spesso chiuso, per guardare oltre e avvicinare, socializzare, far progredire, con uno sguardo soprattutto al futuro. Essere un uomo di cultura oggi significa sapere fare tutto questo, nella consapevolezza di rappresentare un formidabile strumento di crescita per la propria comunità.

Purtroppo, in questo contesto, debbo notare con dispiacere la totale assenza di donne nel gruppo dei sei finalisti della presente “competizione”. È un peccato, anche perché in altre realtà con cui collaboro, come l’Associazione Regionale delle Rievocazioni Storiche del Lazio, esse rivestono funzioni di primissimo piano. Circa l’80% di coloro che organizzano eventi storici e rievocazioni sono infatti donne e ricoprono anche ruoli presidenziali. Questa assenza, specialmente tra i finalisti, rappresenta a mio avviso una spiacevole mancanza che non rende giustizia al contributo femminile dato alla storia e alla cultura.

Quali sono le sfide di fare cultura nel XXI secolo?

In parte credo di aver già risposto quando ho sottolineato che fare cultura oggi significa uscire dal guscio del nozionismo e dello studio fine a sé stesso. Aprirsi al mondo che ci circonda e offrire un’occasione di crescita condivisa, guardando al passato quale fondamentale chiave per capire il futuro.

La cultura è crescita, curiosità, stimolo…è qualcosa di vivo.

Una cultura inclusiva, dunque, ma soprattutto partecipata, vissuta.

Qual è il risultato più grande che ha ottenuto? Cosa le dà più soddisfazione guardando al passato?

Credo che il contributo che ho potuto dare come “uomo di cultura”, se così mi posso definire, nel ruolo da 19 anni di Presidente della Sagra delle Castagne di Soriano nel Cimino e da 4 anni di Presidente dell’Associazione Rievocazioni Storiche del Lazio, è quello di aver cercato di aprire la nostra manifestazione al contesto esterno, dandogli sempre più una vocazione nazionale, evitando di snaturare lo spirito che ci lega fortemente alle nostre tradizioni e alle bellezze del territorio. È un po’ il lavoro che si sta facendo a livello nazionale con la nuova Legge sulle rievocazioni storiche che abbiamo da tempo sollecitato e che grazie al nostro contributo oggi è norma. Un primo passo per affermare la qualità e la specificità che certe manifestazioni portano con sé e che richiedono regole ad hoc proprio per permettere loro di crescere e migliorare.

Nel contesto della Sagra di Soriano, come affronta ogni anno la sfida di rendere il passato attuale e attraente? Quali strategie si possono adottare per coinvolgere tanto gli appassionati di storia quanto le nuove generazioni, assicurandosi che queste tradizioni rimangano vive?

La Sagra delle Castagne di Soriano, giunta ormai alla sua 57esima edizione, è ormai una manifestazione conosciuta in tutta Italia e, senza sbilanciarmi troppo, anche oltre i nostri confini, rappresentando un appuntamento fisso di inizio ottobre da non perdere per migliaia di turisti che ogni anno ci onorano della loro presenza. Il nostro sforzo è orientato a offrire, anno dopo anno, un prodotto, se così si può dire, “per tutti i gusti” con un programma ricco e ben articolato in modo da soddisfare più esigenze: l’appassionato di storia, l’esperto in costumi e tradizioni, l’amante della cucina medievale piuttosto che rinascimentale, fino al semplice turista che vuole trascorrere alcuni giorni in un contesto festaiolo dove si è coccolati e soprattutto si può apprezzare cucina tipica e prodotti genuini.

Ma la forza di questa nostra manifestazione la fanno proprio le nuove generazioni, ben guidate da chi ha qualche anno in più, che continuano a dare freschezza, dinamicità e soprattutto energia ad un contesto così articolato qual è l’organizzazione di una manifestazione come la nostra, che vede impegnata per gran parte dell’anno praticamente la gran parte della popolazione. Basta assistere ad alcuni degli eventi in programma per capire quanto è ampia la partecipazione nei giovani: spadaccini, sbandieratori, focolieri, musici e trombettieri. Per non parlare dei giochi popolari, delle rappresentazioni storiche, tutte realizzate e interpretate per lo più da giovani. C’è un continuo e naturale passaggio di testimone tra generazioni nell’ambito del proprio rione o contrada che rappresenta la vera forza della nostra festa. Tutto questo, ovviamente, senza dimenticare da dove veniamo e dando il giusto merito a quanti ci hanno preceduto nel lavoro fatto.

La cosa che più ci soddisfa è che sono sempre di più i giovani che vengono a trovarci, animati da curiosità, sete di conoscenza e soprattutto voglia di sperimentare. La sagra, dunque, come esperienza emozionale di chi vuole conoscere ma soprattutto rivivere in prima persona il nostro passato.

Potrebbe citare un ministro della cultura valido?

Purtroppo al momento non saprei fare un nome preciso. Ho incontrato Sangiuliano lo scorso anno, è stato nostro ospite e con lui ho fatto anche delle foto, ma sinceramente ora non potrei rispondere. Posso però citare il Presidente della VII Commissione Cultura della Camera: Federico Mollicone.

Serve un titolo per essere un uomo di cultura?

No, assolutamente. La cultura scolastica e quella universitaria sono un’altra cosa rispetto alla cultura in senso ampio. Si può acquisire cultura anche da soli: basta leggere, informarsi, approfondire ed è un percorso completamente diverso. Non è detto che un professore universitario, perché laureato in storia o storia dell’arte, sappia più di me in un ambito come quello delle rievocazioni storiche. La cultura per me viene dall’esperienza diretta, si fa stando sul campo, io ad esempio parlo con migliaia di persone e grazie a questo acquisisco una conoscenza specifica su certi argomenti. La cultura dipende da come la si vive e ognuno la costruisce a modo proprio, nel proprio settore.

C’era più cultura nel passato o oggi?

Sono due situazioni molto diverse. Secondo me, e io ho 65 anni, nel passato si faceva più cultura dal punto di vista scolastico e si cercava il sapere anche attraverso esperienze dirette. Oggi, anche se è più facile accedere alla cultura grazie a Internet, si finisce per viverla più superficialmente. Basta andare sui social e in un attimo si trova qualsiasi informazione mentre prima si andava ai convegni, alle conferenze, si parlava e ci si confrontava con altre persone. Oggi purtroppo, lo vedo anche quando tengo congressi o seminari, i giovani partecipano molto meno a questi momenti di incontro e spesso vivono la cultura in modo più esterno, tramite i social, anziché come un valore interno, come era nel passato.

Qual è la nazione che ha contribuito di più alla cultura nella storia dell’uomo?

Sicuramente l’Italia. Abbiamo un patrimonio culturale straordinario, anche se non sempre siamo capaci di valorizzarlo come meriterebbe. Potremmo vivere solo di cultura e bellezza qui in Italia e penso per esempio alla Tuscia che è una delle zone più affascinanti d’Italia ma che resta poco pubblicizzata. Spesso non si promuovono adeguatamente tante realtà del nostro territorio e c’è ancora troppo campanilismo tra le comunità: se il paese accanto organizza una festa simile alla nostra, scatta subito la gelosia invece di valorizzarci a vicenda. La nostra Sagra di Soriano, ad esempio, è stata inserita dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale tra le 25 più rilevanti a livello nazionale, eppure se ne parla ancora troppo poco. La cultura dovrebbe essere vissuta nel territorio e il nostro è un territorio bellissimo che andrebbe raccontato e valorizzato di più.

Quale personaggio ha contribuito di più alla cultura nella storia dell’uomo?

L’Italia ha avuto tantissimi grandi uomini di cultura, da Pirandello a Pasolini, da Michelangelo ai Medici. È difficile fare un solo nome perché ciascuno andrebbe contestualizzato nel proprio periodo storico. Non saprei sceglierne uno solo ma in Italia ne abbiamo avuti veramente tanti e tutti rilevanti.

Quante lingue parla?
Parlo italiano e un po’ di inglese, diciamo a livello scolastico. Ho viaggiato molto e riesco a farmi capire ma sto pensando di investire nella mia formazione per migliorarlo. In ogni caso non credo che conoscere molte lingue sia una condizione necessaria per essere una persona di cultura. Spesso si pensa che serva sapere di tutto, parlare tante lingue e avere conoscenze vastissime per essere considerati uomini di cultura, ma non è affatto così.

Un contributo che vorrebbe dare o che pensa di lasciare alle future generazioni?

Sono una persona che crede nei giovani e che con essi vive la gran parte del tempo. A titolo di esempio porto un’esperienza concreta quale quella dell’associazione COST di Soriano, formata da giovani e giovanissimi, che da anni rappresenta lo zoccolo duro del supporto dato all’Ente Sagra e ai 4 Rioni nella gestione logistica dell’evento. Ragazze e ragazzi encomiabili a cui va tutta la mia gratitudine che ogni volta danno dimostrazione di passione, professionalità e soprattutto voglia di migliorare. Una dimostrazione, se ce n’era bisogno, del fatto che i giovani sono già oggi protagonisti in tutte le fasi decisionali della festa, a cui non posso che dire di continuare così, perché come sempre ripeto, questa è già la loro festa. Quello che posso dare io come consiglio, così come i più anziani, è di continuare a sognare e guardare alla Sagra con la stessa energia ed impegno che ci mettono oggi.

Come potrebbe evolvere il concetto di cultura nel futuro?

Oggi viviamo in un’epoca di grandi trasformazioni e cambiamenti ma se vogliamo fare un paragone col passato, visto il tema che stiamo trattando, anche il Medioevo piuttosto che il Rinascimento sono state epoche di stravolgimenti. Quello che ha legato le fasi della storia è sempre stato il dinamismo dell’uomo e la sua voglia di fare, di conoscere, di sperimentare. Si parla spesso di cambiamenti culturali legati al tempo. La realtà è la parola cultura che, come detto prima, deve avere oggi una veste più dinamica, più aperta alle contaminazioni, assumendo così un carattere mutante in ragione dell’epoca che si vive. Cultura oggi porta con sé tanti significati, lo abbiamo visto in precedenza, e in futuro saranno molti di più. Occorre solo evitare di tornare indietro ad un concetto chiuso ed elitario.

C’è un problema che, una volta risolto, potrebbe permettere alla cultura di tornare a essere dominante nelle nostre vite?

Io credo che sia un problema soprattutto di etichette, di forme. Gli aspetti culturali sono già dominanti per certi versi. Il problema è quale modello culturale vogliamo privilegiare. Se il nostro obiettivo è quello di riportare la cultura a recitare il ruolo che merita nella società e soprattutto tra i giovani, occorre lavorare molto sulla sensibilizzazione e sulla partecipazione. Il modello Sagra delle Castagne dimostra ogni anno che c’è un impegno forte dell’intera comunità sorianese in una manifestazione che fa cultura. Si parla di storia, di costumi, di tradizioni, di linguistica, di vecchi mestieri, di arte e tanto altro. Si lega il proprio presente a quello che eravamo. Dunque, occorre riuscire a trovare modalità concrete di partecipazione a modelli che fanno cultura che siano al passo con i tempi. Solo così possiamo sperare di avere successo. Ma su questo posso dirmi ottimista partendo proprio dall’esperienza che vivo ogni anno con i giovani.

Leggi il Curriculum Vitae di Antonio Tempesta